Stress depressione e malattia mentale

Un recente studio rivela che le condizioni di stress che si creano nelle prime fasi della vita di un soggetto sono in grado di aumentare la suscettibilità allo stress nelle successive fasi della vita adulta.

Ciò si realizza in base a cambiamenti all’interno di meccanismi di tipo epigenetico che si  localizzano in una specifica regione del cervello implicata nel determinismo dei disturbi dell’umore.

Lo studio, condotto presso la scuola di medicina di “Icahn al Mount Sinai di New York”, si concentra proprio sull’epigenetica, lo studio dei cambiamenti nell’azione dei geni, non causati da modifiche nel codice del DNA (che ereditiamo dai nostri genitori) ma dalla presenza di molecole che sono in grado di regolare quando, dove e in quale misura il nostro materiale genetico viene attivato.

I ricercatori spiegano che tali meccanismi derivano, in parte, dal corretto funzionamento di “fattori di trascrizione”, che sono costituiti da proteine specializzate che si legano alle sequenze specifiche di DNA nei nostri geni e promuovono, oppure arrestano, l’espressione di un determinato gene.

Studi precedenti hanno suggerito che lo stress precoce aumenta il rischio di ammalarsi di depressione e di altre sindromi psichiatriche, ma la specifica neurobiologia che collega i due fenomeni è rimasta alquanto scarsamente definita fino ad ora.
Questo lavoro identifica una precisa base molecolare per lo stress  che si verifica durante una finestra temporale in cui il cervello è maggiormente sensibile allo sviluppo di meccanismi patogenetici.

È stato, infatti, scoperto che l’interruzione delle cure materne nei topi (evento altamente stressante per il neonato!) produce cambiamenti in centinaia di geni presenti a livello dell’area tegmentale ventrale (VTA), i quali innescano, in questa regione del cervello, uno stato di depressione, anche prima che sia possibile rilevare cambiamenti comportamentali.
Essenzialmente è possibile affermare che questa regione del cervello codifica una permanente e latente suscettibilità alla depressione che si rivela, però, solo quando nella vita del soggetto si presentano eventi stressanti, che rappresentano uno sforzo supplementare che il soggetto deve affrontare per superare le prove che la vita gli pone di fronte.
I ricercatori hanno identificato il ruolo del fattore di trascrizione denominato “Otx2” quale principale regolatore di questi cambiamenti genetici.
Il team che ha condotto la ricerca ha dimostrato che in topi, che sono stati sollecitati in un periodo della vita piuttosto delicato (dal decimo al ventesimo giorno dopo la nascita), si registrava la soppressione dell’attività del fattore Otx2 a livello dell’Area Ventrale Tegmentale.

Anche quando, in età adulta, i livelli di Otx2 venivano recuperati fino a normalizzarne il funzionamento, la precedente soppressione aveva già determinato alterazioni tali che non consentivano più un’adeguata e fisiologica funzione  dei geni coinvolti.

Ciò indica che lo stress instauratosi precocemente nella vita sconvolge la programmazione genetica inerente al corretto sviluppo di alcune aree cerebrali, regolate da questi fattori di trascrizione.

I topi sottoposti a condizioni di stress, durante il periodo di tempo in cui presentavano maggiore sensibilità, avevano probabilità nettamente maggiori di rispondere allo stress, mostrando comportamenti di tipo depressivo in età adulta, ma solo dopo uno “sforzo emotivo  supplementare.

Tutti i topi si sono comportati normalmente prima di ulteriori stress sociali nella vita adulta, ma un “secondo colpo” di stress appariva in grado di rendere più probabile l’innesco di una  depressione  per i topi stressati durante il periodo neonatale
Per dimostrare  che Otx2 sia stato effettivamente responsabile della sensibilità allo stress, il team di ricerca ha sviluppato strumenti virali (virus o molecole derivate da virus) che sono stati utilizzati per aumentare o diminuire i livelli di Otx2.

Gli studiosi hanno trovato che la soppressione di Otx2, realizzatasi precocemente nella vita, era una condizione necessaria e sufficiente ad aumentare la suscettibilità allo stress nella vita adulta.
Questa ricerca dimostra il ruolo di fattori di trascrizione, come Otx2, nel modulare la risposta allo stress e come quest’ultimo abbia concretamente la possibilità di determinare un aumento del rischio di incorrere nell’insorgenza di patologie depressive.

Durante lo studio, i ricercatori, manipolando questo fattore di trascrizione, hanno potuto ottenere anche cambiamenti nella sensibilità allo stress in epoca adulta, ma solo per brevi periodi di tempo.

Secondo gli stessi ricercatori, conosciamo ancora poco riguardo la sensibilità allo stress durante l’infanzia.

Ulteriori studi sono necessari (e si dovrà poi anche estenderli all’uomo) per comprendere maggiormente il ruolo delle condizioni di vita avverse e del “neglect” sullo sviluppo e sulla funzione del cervello ed in particolare sui sistemi di regolazione delle emozioni.
Questo studio è il primo ad aver utilizzato strumenti di tipo genetico allo scopo di capire come i primi eventi stressanti della vita alterano lo sviluppo dell’Area Ventrale Tegmentale, fornendo, altresì, nuovi elementi di prova dell’esistenza di finestre temporali per l’alterazione di sistemi di regolazione delle funzioni cerebrali.
Questo paradigma di funzionamento, dimostrato nei topi, sarà utile per la comprensione dei meccanismi molecolari  che sono in grado di aumentare il rischio di depressione e potrebbe aprire la strada a possibili nuove terapie e strategie di prevenzione di alcuni disturbi mentali.