La depressione: la causa un’infiammazione del cervello

La depressione al giorno d’oggi rappresenta un problema sempre più frequente. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la depressione colpisce 322 milioni di persone nel mondo e, dunque, rappresenta un’importante causa di disabilità planetaria.

I sintomi comprendono sia aspetti emotivi con un vissuto di dolore e sofferenza, perdita di interesse per attività piacevoli (anedonia) e ideazioni suicidarie; sia aspetti somatici come aumento o diminuzione dell’appetito, insonnia o ipersonnia, ma anche sintomi cognitivi come deficit di memoria e di attenzione.

L’insieme di questi sintomi mostra come  la depressione sia una malattia che non coinvolge un solo sistema, ma più sistemi. Negli ultimi anni la ricerca sta facendo passi da gigante nel dimostrare che la relazione tra sintomi e organismo, o più semplicemente, tra mente e cervello sia molto più complessa di quanto si pensava prima. Diversi esperti sottolineano come uno stato infiammatorio cronico possa provocare molte malattie, anche piuttosto gravi. Tra queste rientrerebbero le patologie psichiatriche, inclusa la depressione.

A conferma di questo vi è uno studio canadese  che ha utilizzato  la tomografia ad emissioni di positroni (PET- una tecnica di neuroimmagine che consente di indagare il metabolismo cerebrale) ha riscontrato il 30% in più di infiammazione rispetto ai soggetti sani, e un livello anche più alto nei pazienti gravi.

Inoltre, altri studi dimostrano come nel sangue del cervello del paziente vi sia un aumento delle citochine pro-infiammatorie rispetto alla norma, ovvero delle proteine rilasciate dall’organismo in presenza di uno stato infiammatorio.

Ma quale sarebbe il rapporto tra depressione e infiammazione?

Da un punto di vista evoluzionistico, l’infiammazione può essere considerata una risposta dell’organismo a degli stimoli esterni mobilitandone le difese. La risposta consiste appunto nel rilascio delle citochine che hanno lo scopo di abbassare i livelli di serotonina  (ma anche di altre monoamine come la noradrenalina) abbassando i livelli del suo precursore, ovvero del triptofano.

Le monoamine  sono fondamentali nella regolazione del tono dell’umore, agendo come modulatori di moltissime attività cerebrali. Oltre a questo l’infiammazione aumenta  i livelli di cortisolo (il cosiddetto ormone dello stress),  legato all’attivazione dell’Asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che nelle depressione risulta solitamente elevato, ed è anche alla base dei deficit cognitivi presenti nella depressione, in particolare della memoria, attivando dei processi di morte neuronale nell’ippocampo, una struttura cerebrale fondamentale nei processi mnestici.

Gli antidepressivi hanno dei blandi effetti antiinfiammatori, inibendo le citochine. Tuttavia si consideri che nel trattamento farmacologico della depressione solo il 40% dei  pazienti risponde alla terapia. Dunque, le possibilità legate a queste recenti scoperte potrebbero davvero essere sorprendenti, utilizzando o affiancando farmaci antiinfiammatori (o sviluppandone di nuovi) nel trattamento della depressione,  arrivando a trattare anche pazienti farmaco-resistenti.

Dunque, alla luce di queste ricerche, se il vostro medico di base o il vostro psichiatria oltre i vari accertamenti, in caso di diagnosi di depressione vi chiede anche un’ indagine delle citochine pro-infiammatorie, non è “eccentrico”, semplicemente si sta servendo delle recenti scoperte nel trattamento della depressione.