Ansia e Depressione

Correlazione tra Stress, ansia e depressione

A questo punto introduco il tema di Ansia e Depressione. Descriverò le difficoltà che ho incontrato nell’affrontare queste patologie. Le cause che, nel mio caso, penso abbiano favorito la loro insorgenza.Il mio obbiettivo è quello di informare, condividere le mie esperienze con altri pazienti che hanno lo stesso problema, di aiutare, pazienti o comuni cittadini, a comprendere i molteplici lati oscuri di queste patologie, come affrontare il complesso mondo della Psichiatria, gli psicofarmaci. Indicare cosa penso si possa fare per la loro prevenzione.

Ricordo di aver letto su quotidiani e ascoltato in programmi televisivi che il 14/15% della popolazione Italiana soffre di depressione. La depressione è causa del 20% dei ricoveri ospedalieri e di richieste di pronto soccorso, del 40% delle visite presso medici generici. L’ansia e la depressione sono patologie importanti, che possono avere effetti devastanti sulla vita di una persona, in alcuni casi spingono chi ne soffre al suicidio. Ma il mondo, il nostro mondo politico, sociale, sanitario, a mio parere, sembra ignorare questo problema.

Ad esempio, in base alla mia esperienza, non esistono in Italia strutture sanitarie pubbliche per la cura di ansia e depressione. Vi sono reparti ospedalieri per malattie mentali che ospitano pazienti sofferenti di patologie come schizofrenia, e altre gravi malattie mentali.

Penso sia sconsigliabile per un paziente depresso convivere con pazienti sofferenti di gravi patologie mentali. Ho letto di recente che in un ospedale Romano vi e’ un ambulatorio per l’assistenza di pazienti che soffrono di queste ansia e depressione, spero ne siano creati altri.

Nella maggioranza dei casi un paziente che soffre di ansia e depressionè è costretto a rivolgersi a strutture private. I costi sono importanti. Da sempre, giornali, riviste, programmi televisivi ci bombardano sui danni provocati dal fumo, i tumori dei polmoni, il tumore della mammella, i danni dell’alcool, i pericoli delle malattie cardiovascolari. L’importanza della prevenzione, di una sana alimentazione, “frutta e verdura”, “i radicali liberi” e gli “antiossidanti”!!

Nessuno parla di “SALUTE MENTALE”, condizione di fondamentale importanza per il mantenimento di un sano equilibrio psico-fisico. Oggi si parla tanto di genetica, la predisposizione genetica a determinate patologie, a mio parere, la cosidetta ereditarieta’ non puo’ essere, nella maggior parte dei casi, causa di malattia, sono convinto che la causa scatenante è quasi sempre di natura psicologica, relativa, a situazioni, stimoli negativi, sofferenze emozionali che traggono la loro origine dall”ambiente”.

Ad esempio, stati di stress e ansia, specialmente se prolungati nel tempo, possono essere fattori che favoriscono l’instaurarsi di patologie come ansia patologica e depressione. (questo e’ il mio caso, ma penso anche, di molti altri pazienti).

La psichiatria è ancora un mondo in gran parte sconosciuto e in qualche modo misterioso. In un passato non troppo lontano le persone depresse erano emarginate in manicomi, erano considerati “fuori di testa”, trattati con diffidenza come persone psicotiche o pazze. Ancora oggi la società tende ad emarginare noi depressi, uno dei problemi che ho sperimentato in questi 18 anni, è la incomprensione, incredulità dimostrata verso di me, della mia malattia, da amici, conoscenti familiari.

La difficoltà che ho sperimentato cercando di spiegare le mie sensazioni di impotenza di fronte alla malattia, l’impossibilità di “agire”, la sofferenza…. sono arrivato alla conclusione che solamente chi soffre o ha sofferto di depressione può “capire”. Vi è ancora molta ignoranza e diffidenza sulla depressione. Una frase ricorrente: “devi reagire”.

Per un depresso questa frase è quasi un insulto, perchè specialmente nei casi di depressione maggiore o profonda la “volontà” di un paziente è azzerata. La scienza medica e psichiatrica “presume” che la depressione sia causata dalla deficienza, “squilibrio” nel nostro cervello di alcune sostanze chimiche, i neurotrasmettitori. La base della attività cerebrale è il neurone, la cellula nervosa che con l’aiuto di messaggi elettrici e chimici comunica con altri neuroni, attivando un sofisticato e complesso sistema di comunicazione e trasferimento di informazioni, che danno origine a varie funzioni nervose che controllano tutte le funzioni dell’organismo, sia organiche che mentali.

Si presume, che il dialogo tra i vari neuroni avviene con l’aiuto di un impulso elettrico che in prossimità di una terminazione nervosa libera una sostanza chimica, il neurotrasmettitore, questa sostanza attraversando la spazio tra i due neuroni (sinapsi) raggiunge “specifici” recettori del neurone ricevente e favorisce il passaggio da un neurone all’altro del ”messaggio”.

Fino a poco tempo fa si pensava che la trasmissione avvenisse per opera di un solo neurotrasmettitore, oggi si sa che sono molti di piu, quanti non si sa. Vi sono ancora molti punti da chiarire sulla dinamica del trasporto e recezione del “messaggio”. Il nostro cervello possiede miliardi di neuroni, ognuno dei quali possiede molteplici prolungamenti e ramifacazioni che facilitano il dialogo con altri neuroni. La capacità di elaborazione e trasmissione di dati e messaggi, informazioni di questo organo meraviglioso che è il cervello è incommensurabile. Queste poche nozioni ci fanno percepire quanto sia difficile comprendere il funzionamento del cervello.

Ricordo di avere letto che un famoso ricercatore interrogato in merito alla nostra capacità di comprendere il funzionamento del cervello, rispose: IL CERVELLO NON RIUSCIRÀ MAI A CAPIRE SE STESSO.

Si presume che i neurotrasmettitori che interessano la depressione siano la Serotonina e la Noradrenalina, in parte, forse anche la dopamina, e’ molto probabile che siano di piu’,  piu’ di due o tre, non si sa. Comunque ribadisco che si parla sempre di “presumere”, in base ai miei studi non mi risulta che esistono esami di laboratorio, che in un paziente depresso, possono provare la deficenza o l’eccesso di una, o piu’ determinate sostanze chimiche.

La tesi più comune è che, “si presume” che la diminuzione o deficienza di Serotonina, Noradrenalina, nei “circuiti” del nostro cervello, può essere causa di depressione. A mio parere vi è una stretta relazione tra STRESS e ANSIA, e nel mio caso sono stati fattori che hanno favorito lo sviluppo, l’instaurarsi della mia DEPRESSIONE.

Ho letto che lo stress è una reazione o risposta o forma di adattamento dell’organismo a stimoli sia fisici che psichici, provenienti dall’ambiente, che alterano il normale stato di equilibrio, tranquillità. La risposta o forma di adattamento dell’organismo di fronte allo stress è caratterizzata dall’aumento di secrezione di ormoni corticosurrenali e di adrenalina. (è una automatica forma di autodifesa dell’organismo). Lo stress di tipo emotivo come ad esempio problemi, tensioni relative all’ambiente di lavoro o l’ambiente familiare, sociale, può essere compensato, senza danni, se l’effetto stimolo-risposta si esaurisce in breve tempo.

Quando invece si verifica il persistere delle situazioni stressanti e il fenomeno si ripete nel tempo costringendo il sistema a funzionare al di sopra dei “limiti”, al di sopra dell’effetto stimolo-risposta-eliminazione dello stimolo, a mio parere, e in base alla mia esperienza, lo stress si associa ad ANSIA e puo’ divenire PATOLOGIA L’ANSIA, a mio parere, presenta caratteristiche simili allo stress, io la considero una sua stretta “parente”. Insorge quando una persona deve confrontarsi con sensazioni di inquietudine, pericolo, conflitto, anche in questo caso con stimoli “negativi”, “anomali” provenienti dall’ambiente. Anche in questo caso l’organismo reagisce con l’aumento in circolo di adrenalina.

Questa fase di difesa dell’organismo si esaurisce, e quindi ci è il ritorno alla normalità, quando cessa il fenomeno che la ha instaurata. Anche per l’ansia, come per lo stress, quando lo stimolo persiste, quando non si riesce ad eliminare il problema che l’ha causata, si verifica un progressivo aumento della sua intensità, diventa patologia e può avere effetti devastanti, interferire con la normale attività funzionamento della vita di una persona.

Si possono verificare disturbi di tipo psichico come paura, ansia, insicurezza, panico, o di natura organica, sintomi di palpitazioni o disturbi del ritmo, colite, ipertensione, (sono un “classico” negli stati d’ansia le palpitazioni e le difficolta’ respiratorie). Io penso che la medicina generale, in particolare i medici generici, continuano a dare poca importanza a fenomeni come stress e ansia, si sente parlare di stress “positivo”, cioe’ che puo’ dare forza, generare comportamenti positivi.

Ma, ma, e’ anche vero che se lo stress e prolungato nel tempo, se le nostre reazioni a stimoli generati dall’ambiente sono errati, stati di stress e ansia possono divenire patologia. Io ho vissuto crisi d’ansia e di depressione e ripensando alle mie molte esperienze ricordo di aver sofferto, forse, più con le crisi d’ansia che con la depressione, ricordo che l’ansia creava tensioni e sofferenze insostenibili, mentre quando cadevo in depressione le sensazioni erano di rallentamento delle attività mentali e fisiche, disinteresse nello svolgere qualsiasi attività, perdita di fiducia in me stesso, nel domani, in qualsiasi tipo di futuro.

Purtroppo, come nel caso della depressione, si sa molto poco sulla biologia, di questa patologia. Sono forse un soggetto geneticamente predisposto all’ansia, ma sono convinto che il fattore scatenante della mia patologia ha avuto la sua origine a causa di stimoli provenienti dall’AMBIENTE. Io credo che le nostre reazioni “cognitivo-comportamentali” a stimoli che provengono dal “nostro ambiente”, se sono negative o inappropriate possono, in qualche modo generare instabilità, e in certi casi modificare, influenzare, la dinamica delle reazioni delle componenti biochimiche che regolano il corretto funzionamento di alcuni circuiti del nostro cervello.

Cambiamenti, modificazioni che possono essere la causa scatenante di patologie come ansia e depressione. Ho letto che una ricercatrice nel campo della “genetica”, la Dottoressa Barbara Mc Clintok, premio Nobel 1983, ha dichiarato che anche il funzionamento dei geni è totalmente dipendente dall’ambiente!! Ho lavorato per molti anni nel campo dell’esportazione, nel tempo ho raggiunto il livello di dirigente. Un lavoro carico di responsabilità, che comportava frequenti spostamenti tra Europa, Asia e le Americhe, viaggiavo 7/8 mesi l’anno. Cambiavo fusi orari e stagioni diverse volte in un anno. Il mio ex “ambiente” era uno ove le priorità cambiavano frequentemente, quindi necessità di programmare e riprogrammare in tempi brevi. Un ambiente di lavoro che produceva regolarmente nuovi STIMOLI, nuove sfide, che naturalmente sottoponevano il mio sistema a situazioni di STRESS e ANSIA. Per molto tempo il mio sistema ha saputo compensare.

La equazione stimolo – risposta – eliminazione dello stimolo, funzionava. Questo significa che, anche se, spesso, con i miei comportamenti, motivati da frequenti eccessi di carichi di lavoro, finivo “sopra le righe”, riuscivo a rientrare, a mantenere un buon equilibrio, ero in controllo della situazione. Ricordo che ogni tanto provavo si lo sforzo per il dispendio di energie psicofisiche che dovevo bruciare per il raggiungimento di un determinato obbiettivo, ma in qualche modo le sensazioni di stress-ansia che provavo servivano come da propulsore, generavano nuove energie, mi aiutavano ad essere creativo e spesso vincente nel mio lavoro.

Le cose cambiarono nel 1987 quando mi trovai a dover affrontare una serie di eventi negativi: La perdita di mio fratello dopo un malattia durata molti mesi. Una esperienza difficile. Problemi nella sfera del lavoro: avevo “ingenuamente” accettato nuove e addizionali responsabilità. In breve tempo mi resi conto che non ero in grado di gestire, controllare la nuova dimensione di carico di lavoro e responsabilità che si era venuta a creare. Problemi nella sfera affettiva, una relazione con una donna che risulto’ non essere quella giusta. Questa serie di stimoli negativi si manifestarono contemporaneamente e causarono una progressiva destabilizzazione nel mio sistema, nel mio equilibrio psicofisico.

Sono sicuro che dei tre il più dannoso sia stato quello relativo al mio lavoro. Ero da sempre abituato ad essere un cavallo vincente e non potevo accettare il fatto che non riuscivo a far fronte ai miei impegni, che stavo perdendo il controllo.

Mi spiego, come ho già detto, commisi il grave errore di accettare nuove pesanti responsabilità, non mi resi conto che, se fino ad allora ero riuscito, pur se a volte andando sopra le righe, a mantenere un buon equilibrio psico-fisico, accettando la nuova situazione ero stato costretto a sottoporre il mio sistema ad un numero eccessivo di ore di lavoro, ad aumentare il numero dei miei viaggi, ad andare, inconsapevolmente, oltre i miei “limiti”. I carichi di stress e ansia aumentarono fino a raggiungere livelli, evidentemente, non sostenibili dal mio “sistema”. In parole povere ho abusato del mio sistema ed il sistema ha ceduto.

Quando il sistema “cede” si comincia a “perdere il controllo”. Io ricordo che percepivo la sensazione che stavo perdendo il controllo nell’ambito della mia sfera di responsabilità, tutto questo generava insicurezza, “ansia”, non mi sentivo più “vincente”, ma vinto, sconfitto, stavo perdendo la fiducia in me stesso……. sensazioni che a mio parere possono essere, e nel mio caso sono state, nel tempo, fonte di depressione. Ricordo che, piano, piano, senza che io me ne potessi rendere conto il mio sistema non riusciva più a compensare. Ricordo che ero più ansioso del normale, dormivo poco, ricorrevo più spesso che in passato all’aiuto dell’alcool (ero sempre stato un bevitore moderato), aumentai il numero di sigarette, ero più facilmente irritabile, mi stancavo facilmente, alcuni problemi, di per se semplici, diventarono insormontabili.

La progressione della malattia si manifesto’ con l’aumento dello stato d’ansia che raggiunse livelli insostenibili e iniziarono i primi episodi di depressione.

Vi è una componente “perversa” in questo tipo di patologie, la loro lenta, impercettibile, inesorabile, progressione. I sintomi di anormalità che ho appena descritto iniziarono in forma moderata, aumentarono di intensità, lentamente in un relativamente, lungo arco di tempo. Non sono in grado di ricordare i “tempi” della progressione della patologia.

Quando i sintomi erano nella fase iniziale, erano forse già anormali, ma io nella mia completa IGNORANZA sulle caratteristiche e i pericoli di queste patologie, continuavo a considerarli normali. Alla luce della mia conoscenza attuale classificherei i sintomi lievi, iniziali, come “segnali di avvertimento”, segnali di “allarme” che il mio cervello avvertiva e cercava di comunicarmi, ma io non ero in grado di riconoscere questi segnali perchè, ripeto ero IGNORANTE. Per la persona comune, per i suoi familiari, forse a volte anche per il medico di famiglia, è difficile saper leggere la differenza tra la “normalità” e le fasi iniziali di “anormalità”, è difficile identificare i segni premonitori, purtroppo si scopre la verità solo quando la patologia è conclamata, quando l’equilibrio, il dialogo, tra i famosi neuroni, i vari neurotrasmettitori, recettori, e chi sa cosa altro, è stato in qualche modo alterato, compromesso e si cala in una fase di passività, oscurità, sofferenza, dalla quale non è facile uscire.