info@centronoesis.it| 338 565 1723

Depressione e disturbi circolatori

Sempre più evidente appare la correlazione tra le patologie dello spettro depressivo ed i disturbi di tipo circolatorio.

Una serie di lavori scientifici, più o meno recenti, pone in evidenza il fatto che esistono dati che ci consentono di individuare una interrelazione tra alterazioni vascolari, più specificamente relative al microcircolo e i disturbi dell’umore.

Le disfunzioni dei normali meccanismi presenti nei piccoli vasi sanguigni (microcircolo), sia quelli presenti a livello encefalico che quelli presenti a livello periferico, sono state poste al centro dell’attenzione dei ricercatori.

Fino a qualche tempo fa le patologie depressive ed i disturbi dell’umore, in generale, venivano considerati disturbi puramente “mentali”.

Tuttavia, recenti studi epidemiologici e clinici  hanno rivelato che l’invecchiamento, lo stress psicofisico, il dolore cronico, diversi disordini metabolici quali l’insulino-resistenza ed il diabete, l’alcolismo, condizioni infiammatorie e patologie vascolari, quali ipertensione arteriosa, possono essere associati, anche con interazioni di tipo causale, con la depressione.

Le ricerche condotte hanno preso in esame alcuni di questi fattori collegati alla depressione ed i meccanismi che possono dare origine a disturbi vascolari, quali aterosclerosi, disfunzione endoteliale,  disfunzione microcircolatoria e interstiziale, i quali tutti, sono in grado di condurre a danni d’organo.

Un certo numero di disordini che coinvolgono la circolazione può portare progressivamente e insidiosamente alla rigidità di piccole e grandi arterie, rimodellamento delle arterie periferiche e alterazioni del microcircolo di grandi vasi sanguigni.

Perturbazioni nel flusso sanguigno dei  “vasa vasorum” possono contribuire all’ insorgenza di aterosclerosi, oltre ad influenzare numerosi eventi cellulari coinvolti nell’infiammazione (fattore di necrosi tumorale α, interleuchina 1 β, ecc).

Oltre mezzo secolo fa, da Hans Selye, è stata descritta la cosiddetta “cascata neuroendocrina” generata da condizioni di stress sperimentalmente indotte.

Fenomeni come l’alterato rilascio di neurotrasmettitori (tra cui la serotonina), l’accumulo di metaboliti, quali omocisteina, l’attivazione delle piastrine e  fattori come l’ossido di azoto, sono stati implicati nella patogenesi della depressione.

Inoltre, le conseguenze vascolari della depressione, quali alterata frequenza cardiaca e variazioni di pressione, possono condurre a disfunzione endoteliale nelle reti critiche della microcircolazione (cerebrale, del miocardio e renale) e avviare alterazioni fisico-chimiche nei compartimenti interstiziali adiacenti agli organi vitali.

Secondo questi studi, eventi che conducono alla disfunzione nel microcircolo, sia periferico che cerebrale, potrebbero essere associati ad un aumentato  rischio di depressione nei soggetti al di sopra dei 40 anni.

I risultati della ricerca più  recente, condotta secondo il metodo della meta-analisi, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica “JAMA Psychiatry”.
Allo scopo di valutare la correlazione tra disturbi dell’umore e disfunzioni di tipo microcircolatorio, gli studiosi hanno analizzato varie ricerche che hanno studiato soggetti ultra quarantenni affetti da entrambe le malattie, per un numero complessivo di oltre 43000 casi.

A seconda dei vari studi considerati, il rischio di avere patologie dello spettro depressivo variava fino a giungere ad un massimo del 58%.

Nei casi in cui il “brain imaging” (studio morfologico dell’encefalo tramite strumenti radiologici) evidenziava la presenza di alterazioni di tipo microinfartuale i soggetti colpiti mostravano un aumento del rischio relativo pari al 30%.

l’ipotesi avanzata dai ricercatori è che i danni conseguenti alle alterazioni microcircolatorie possano essere alla base dell’alterata comunicazione tra aree del cervello implicate nella regolazione del tono dell’umore.

L’encefalo, nella sua complessità, risente fortemente della deplezione di ossigeno e nutrienti causata da tali alterazioni, poichè esso richiede grandi quantità di queste sostanze per poter funzionare correttamente, piccole modificazioni possono determinare patologie di vario tipo.

Ricerche come quella a cui abbiamo accennato sono in grado di sottolineare l’importanza del microcircolo o potrebbero dimostrare che le patologie dell’affettività siano una conseguenza di alterazioni di funzionamento come quelle sopra citate, tuttavia sarà necessario compiere ulteriori studi per poterne avere la certezza.

Cerca nel sito

Tag più popolari

Cerca nel sito

Tag più popolari