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Cervello, depressione, droghe e ketamina

La ketamina è un farmaco utilizzato principalmente per iniziare e mantenere l’anestesia, sebbene sia stato utilizzato ultimamente anche per fornire un rapido sollievo dalla depressione resistente al trattamento.

La capacità di stabilizzare rapidamente pazienti severamente depressi è stata dimostrata in diversi studi e ha condotto i ricercatori a cercare il meccanismo esatto secondo cui opera la ketamina.

Tale sforzo nella ricerca scientifica è importante, poiché la ketamina è talvolta illecitamente utilizzata per le sue proprietà psichedeliche e potrebbe anche ostacolare la memoria e danneggiare altre funzioni cerebrali.

Le azioni multiple espletate dalla ketamina hanno stimolato agli scienziati a identificare nuovi farmaci che, in modo sicuro, potrebbero essere in grado di replicare la sua risposta antidepressiva senza gli effetti collaterali indesiderati.

Una recente ricerca pubblicata dagli scienziati della “University of Texas Southwestern Medical Center” ha identificato una proteina chiave che contribuisce a scatenare gli effetti antidepressivi rapidi della ketamina nel cervello.

Questo è un passo cruciale per lo sviluppo di trattamenti alternativi al controverso farmaco che viene erogato in un numero crescente di cliniche in tutto il paese.

Gli studiosi che lavorano su queste ricerche hanno cercato di fornire risposte a una domanda fondamentale per guidare la ricerca futura: quali proteine  o altre strutture presenti nel cervello rendono la ketamina una molecola in grado di raggiungere i suoi effetti?

Lo studio pubblicato mostra che la ketamina blocca una proteina responsabile di una gamma di funzioni cerebrali normali. Il blocco del recettore del N-metilico-D-aspartato (NMDA) crea l’effetto antidepressivo iniziale e un metabolita della ketamina è responsabile di estendere la durata dell’effetto.

Il blocco del recettore induce anche molte delle risposte allucinogene della  ketamina.

La droga — utilizzata per decenni come anestetico — può disregolare le capacità sensoriali e compromettere il coordinamento motorio, ma se assunta con cure mediche adeguate, la ketamina può aiutare i pazienti gravemente depressi o con ideazione suicidaria che necessitano di un trattamento rapido ed efficace.

Gli studi hanno indicato che la ketamina può stabilizzare i pazienti entro un paio d’ore. Molto più rapidamente rispetto ad altri antidepressivi che spesso richiedono un paio di settimane, o piu, per produrre una risposta.

“I pazienti chiedono ketamina, e sono disposti a correre il rischio di potenziali effetti collaterali, solo per sentirsi meglio,” affermano i ricercatori”.

I risultati di questi studi avranno importanti implicazioni per i milioni di pazienti depressi in cerca di aiuto, in particolare per coloro che devono ancora trovare un farmaco che funziona.

Un importante studio condotto più di un decennio fa (STAR * D) ha reso evidente alcuni importanti problemi  connessi con il trattamento della patologia depressiva.

Fino ad un terzo dei pazienti depressi non migliora dopo aver preso un primo farmaco, e circa il 40 per cento delle persone che iniziano a prendere antidepressivi smette di prenderli entro tre mesi.

Questa questione appare centrale nella terapia di questa patologia, tuttavia i clinici esperti sono in grado di individuare i farmaci più efficaci nel singolo caso, anche eventualmente utilizzando associazioni di più molecole fra loro.

Rimane in tutti i casi la problematica dei soggetti “non risponders” per i quali la ricerca farmacologica e clinica è attualmente molto impegnativa.

La Ketamina, a causa di potenziali effetti collaterali, è principalmente utilizzabile come trattamento solo dopo che altri trattamenti antidepressivi hanno fallito.

Per i pazienti sul punto di rinunciare al trattamento, in attesa da settimane o mesi per trovare la terapia giusta non può essere, al momento, la prima opzione da considerare.

La ricerca sulla Ketamina apre la porta alla comprensione di come si possa lavorare per realizzare un’azione antidepressiva rapida e stabilizzare le persone tempestivamente.

La neuro trasmissione che coinvolge il recettore NMDA, che è la destinazione target  della ketamina, non è coinvolta nell’azione terapeutica degli altri antidepressivi serotoninergici classici.

Il presente studio indica una nuova strada alla scoperta di possibili nuove classi di agenti farmacologici di tipo antidepressivo e può rappresentare una concreta speranza per quei soggetti che non rispondono soddisfacentemente alle terapie attualmente disponibili.

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