Anoressia

L’anoressia: non una scelta ma una malattia

Quando si parla di anoressia, sono ancora in tanti a non comprendere che quello che inizialmente veniva definito un disagio giovanile o un disturbo del comportamento alimentare, in realtà è una vera e propria malattia. La pericolosità dell’anoressia sta soprattutto nel rifiuto dell’accettazione della malattia. Nella maggior parte dei casi, infatti, chi è anoressico non solo non riesce a comprendere la gravità della situazione ma sente un vero e proprio compiacimento e uno stato di soddisfazione nel vedere il proprio corpo dimagrire. Non solo, i malati provano uno stato di euforia nel sentire che si può vivere senza che sia necessario sottoporsi alla tortura dell’alimentazione ad orari prestabiliti e con cibi non desiderabili.
Anche se l’anoressia colpisce soprattutto le ragazzine in fase adolescenziale, che trovano difficoltà nell’accettare il cambiamento del proprio fisico dovuto alla crescita, sono sempre più frequenti casi registrati in età adulta e tra i ragazzi. Indipendentemente dal motivo che porta il soggetto a rifiutare il cibo, va sottolineata anche la “furbizia” degli anoressici, che tendono a nascondere il proprio disagio che, come già detto, non viene mai vissuto come problema ma piuttosto come un momento di forza estrema che permette loro di vivere anche senza cibo.

Una malattia pericolosa e di portata molto estesa

A differenza di molte altre malattie che vengono regolarmente curate, l’anoressia è un fenomeno del quale in molti casi non si riesce a valutare l’effettiva portata. La dottoressa Laura Dalla Ragione, esperta nella cura dei disturbi alimentari e responsabile del “Centro Palazzo Francisci e Nido delle Rondini” a Todi ha evidenziato in una recente intervista come l’anoressia sia una realtà molto più diffusa di quello che si possa immaginare. Ma il problema più grave, ancora una volta, è dato dalla non accettazione della malattia e, in un epoca come questa in cui i giovanissimi fanno continue ricerche online, la presenza di blog e social che parlano di anoressia spesso rappresenta un problema ancora più ampio. Gli anoressici, infatti, hanno la tendenza a confrontarsi solo tra di loro e a preferire siti e blog in cui l’anoressia e gli altri disturbi alimentari vengono inneggiati non come malattia ma come scelta di una vita vincente. Questi blog, siti o gruppi su social tendono a inneggiare alla magrezza, da raggiungere tramite qualsiasi mezzo. Questo aspetto dell’anoressia rappresenta sicuramente la parte più pericolosa perché punta a sottolineare ed esaltare l’esibizionismo: gli anoressici amano la loro magrezza e tendono a postare foto, parlare delle loro vittorie contro il cibo e, in casi estremi, condividere i loro ricoveri in ospedale non come punto di riflessione per mettere in guardia dal pericolo della malattia ma come vero e proprio momento di trionfo del narcisismo e della magrezza.

Dall’anoressia si può guarire

I centri per la cura dell’anoressia sono oggi una realtà molto importante e permettono il ricovero di tutte quelle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA): non solo anoressia, ma tutte le malattie legate ai DCA. Tuttavia, considerando che oggi la maggior parte degli anoressici vive e si confronta in rete, è stato previsto già dal 2007 un progetto che prevedeva la figura di un web terapeuta. Nato da una collaborazione tra il Ministero della Salute e l’Ospedale Pediatrico di Roma Bambin Gesù, questo progetto ha tuttavia avuto vita breve per una carenza continua di fondi.
Un altro modo per arginare l’anoressia potrebbe essere quello di chiudere o punire i blog e i siti pro-anoressia dove tante adolescenti si confrontano: tuttavia spesso questi siti rappresentano l’unico posto dove i malati possono trovare conforto e confronto. Il giusto intervento dovrebbe essere quello della prevenzione, non quello della punizione.