Scoperta a Napoli una nuova terapia per la dipendenza da cocaina e crack

La dipendenza da cocaina si avvia a rappresentare una delle emergenze sanitarie presenti non solo nel nostro paese, ma a livello dell’intera società occidentale.

Da oltre un ventennio la diffusione della cocaina negli Stati Uniti d’America ha assunto la portata di una vera e propria epidemia.  I dati provenienti dal “National Household Survey” indicano che negli USA la cocaina è usata da 2,3 milioni di persone, 5 volte di più di coloro che assumono eroina (Substance Abuse and Mental Health Administration, 2004).

Dal 1990 il consumo di cocaina in Europa sta assumendo lo stesso andamento statunitense e i disturbi correlati all’uso di cocaina stanno divenendo sempre più dilaganti (EMCDDA, 2004).   L’incremento dell’uso di cocaina nelle donne è raddoppiato negli anni dal 2001 al 2005; anche per i maschi abbiamo assistito ad un aumento dei consumatori di cocaina passando da una prevalenza del 2,6% nel 2001 al 4,3% nel 2005. I dati diffusi nel 2005 dal Dipartimento Nazionale Antidroga indicano anche la progressiva riduzione dell’età d’inizio del primo consumo (tra 11 e 17 anni).

In Europa il suo consumo “é in costante crescita”. Ne fanno ricorso, oramai, oltre 4 milioni di persone. Essa è di gran lunga “la sostanza stimolante più diffusa nella maggior parte dei paesi della “Vecchia Europa”.

Gli studi effettuati in campo farmacologico sono stati, finora, poco produttivi, probabilmente per la scarsa conoscenza dei correlati neurobiologici della dipendenza  cocainica, sia relativa alle condizioni pre-patologiche che allo stato cronico di dipendenza.

La cocaina, una volta assunta dal soggetto, svolge la propria azione è a livello recettoriale bloccando il meccanismo di “ricaptazione” della dopamina inibendo il carrier che si trova sulla membrana sinaptica che ha la funzione di “richiamare” all’interno il neurotrasmettitore. La conseguenza è che il neurotrasmettitore permane per molto più tempo nello spazio intersinaptico, determinando, così, una massiccia stimolazione dei recettori, e ciò crea le sensazioni di gratificazione rendendo il consumatore “iperattivo”. L’attività farmacologica della droga  è legata prevalentemente all’azione sui recettori dopaminergici post-sinaptici ed è correlata all’aumentata quantità di dopamina presente nel sistema limbico (a livello del nucleo accumbens).

Complessi meccanismi di neuroplasticità e neuroadattamento, che coinvolgono anche i recettori per gli oppioidi, stabilizzano la formazione di circuiti neuronali iperfunzionanti, determinando, così, le dinamiche neurobiologiche che sostengono la dipendenza.

Negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori si è rivolta a varie classi di farmaci, dai dopaminoagonisti  agli anticonvulsivanti, fino ad arrivare ai farmaci antipsicotici, tuttavia tali sforzi, sino ad oggi, non avevano ancora prodotto risultati univoci né definitivi.

Nel mese di Novembre dello scorso anno sono stati presentati, al convegno regionale della Federazione dei Servizi per le Dipendenze, i primi risultati di uno studio effettuato a Napoli dal Dott. Vincenzo Barretta e dai suoi collaboratori. E’ stata individuata una strategia di intervento farmacologico in grado di agire sulla dipendenza da cocaina, riducendo il craving per la sostanza.

I risultati sono stati molto interessanti, poiché una elevata percentuale di soggetti grazie alla nuova terapia,  è riuscita ad allontanarsi dalla droga.

Grazie all’associazione di varie molecole operanti in sinergia, viene consentito l’utilizzo di bassi dosaggi dei farmaci, con un profilo di effetti collaterali assolutamente trascurabile. Considerando che fino ad oggi non erano state individuate terapie specifiche per la disassuefazione dalla cocaina, tale successo risulta particolarmente importante.

Vincenzo Barretta, Psichiatra e Psicoterapeuta, ha inoltre inserito il trattamento farmacologico all’interno di un programma multidimensionale elaborato ad hoc, che prevede interventi psicologici, counseling ed altre terapie in modo da migliorare e prolungare i benefici del trattamento.

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4 risposte a Scoperta a Napoli una nuova terapia per la dipendenza da cocaina e crack

  1. Mario Fusco scrive:

    possibile conoscere ulteriori dettagli circa l’approccio farmacologico?

  2. Si tratta di una strategia terapeutica che utilizza l’associazione di alcuni
    farmaci, presenti già in commercio, usati a bassi dosaggi ed in combinazione
    tra loro secondo un particolare schema pososlogico. Ciò consente di avviare un
    trattamento in modo sicuro senza effetti collaterali rilevanti, con il fine di
    ridurre il “craving” (desiderio compulsivo della sostanza), che rappresenta
    l’elemento centrale della dipendenza . A questo noi associamo uno specifico
    approccio psicoterapico di tipo cognitivo comportamentale, psicoeducazione
    rivolta ai familiare, per facilitare il loro compito, nonchè particolari
    protocolli di agopuntura e counseling.

    Cordialità, Dott. Vincenzo Barretta

  3. michele scrive:

    e quale sarebbe questo farmaco? non ne avete nemmeno fatto cenno. quaindi cosa dobbiamo fare,drogarci ancora?

  4. Si tratta di un’associazione di farmaci utilizzati a basso dosaggio che insieme consentono una netta riduzione del “craving” legato al consumo di cocaina, in tal modo il soggetto può sperimentare una ridotta spinta ad usare la sostanza. tale trattamento associato ad opportuno percorso psicologico e psicoeducativo e talvolta a specifici protocolli di agopuntura può comportare reali benefici e consentire al soggetto di interrompere l’assunzione della droga.

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